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	<title>Orientarsi nel pensiero – Nuova serie Archivi - TRIAL Guerini</title>
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		<title>&#8220;Metafisica originaria&#8221; in Severino</title>
		<link>https://test.guerini.it/prodotto/metafisica-originaria-in-severino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mv]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2020 20:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con questo lavoro si intende portare a compimento l’indagine critica su La struttura originaria, iniziata con Il concetto di «relazione» nell’opera di Severino. A partire da «La struttura originaria» (pubblicato presso le nostre edizioni, 2018). Il discorso svolto da Severino viene ripreso, cercando di individuarne il filo conduttore che possa rendere pienamente intelligibile il passaggio [&#8230;]</p>
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		<title>Il concetto di «relazione» nell&#8217;opera di Severino</title>
		<link>https://test.guerini.it/prodotto/il-concetto-di-relazione-nellopera-di-severino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mv]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 15:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ne La struttura originaria si configura la più compiuta presentazione dell’essenza del fondamento e Stella intende dimostrare che quella struttura, di cui Severino afferma il valore originario, è la relazione, la quale può venire intesa sia come costrutto mono-diadico sia come l’intrinseco riferirsi dei termini. In Severino sono presenti entrambe queste accezioni, ma la seconda non viene compiutamente fatta valere, cioè non viene portata alle sue naturali e necessarie conseguenze; ciò forse è dovuto al fatto che le due accezioni sono a tal punto teoreticamente divergenti, che risultano addirittura incompatibili. Intendere l’originario nella forma di una struttura, e dunque di una relazione, ha conseguenze rilevantissime su tutto l’impianto teoretico del pensiero di Severino e, nello scritto di Stella, vengono individuate alcune di queste conseguenze, quelle che risultano più significative. La ricerca viene suddivisa in due scritti. Nel presente, sono trattati i temi fondamentali che emergono da quella parte de La struttura originaria che introduce alla «manifestazione dell’intero» e alla «metafisica originaria». Nel successivo, l’attenzione si concentrerà proprio su questi due temi, che costituiscono la parte finale dell’Opera.</p>
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		<title>Dynamis</title>
		<link>https://test.guerini.it/prodotto/dynamis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mv]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2020 11:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’ipotesi esposta in questo libro è che le radici dell’ontologia dinamica che si delinea negli ultimi dialoghi di Platone, culminante nella definizione dell’essere come dynamis nel Sofista, sono da rintracciare nel dibattito matematico intorno alle grandezze incommensurabili. Esse sono presentate come la soluzione del problema del non-essere, che comporta il passaggio a una forma di razionalità non commisurativa, ma mediativa, che trova la sua massima espressione nel trascendentalismo kantiano e nelle filosofie che da esso derivano, dallo hegelismo all’ermeneutica novecentesca. La dimostrazione dell’incommensurabilità della diagonale non è però solo il punto di svolta verso un’ontologia della dynamis: è anche il presupposto di un’ontologia intrinsecamente differenziale, che non collassi nella tautologia; di una concezione dell’esistenza in termini posizionali e non quantificazionali, e di una concezione realmente trasformativa ed emancipante della ragione. L’incommensurabile rappresenta il concetto di un’esteriorità o di un eccesso irriducibile a un dominio dato, e quindi il fondamento di quella che qui viene chiamata «una microfisica della libertà».</p>
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		<title>Il sogno di una copia</title>
		<link>https://test.guerini.it/prodotto/il-sogno-di-una-copia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mv]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 01:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se è vero che la depressione imita i segni e i sintomi della malinconia, perché tendiamo a confonderle e a pensare l’una come una copia dell’altra? In un mondo quale è il nostro attuale, in cui le copie, materiali e virtuali, sono prodotte in serie e in grande abbondanza, qual è il sogno di una copia se non quello di voler essere un originale? Se non si crede più alla corrispondenza tra rappresentazione e realtà, a cosa bisogna credere? L’odierna tendenza a patologizzare il normale evidenzia la confusione tra i modi di essere «sani» e le malattie, soprattutto perché non ci si rassegna ad accettare i nostri limiti e la nostra mortalità; il sogno di una copia che si vuole sostituire all’originale e mostrarsi migliore di esso affiora in un mondo in cui il virtuale appare più vero del reale.<br />
Questo libro ruota criticamente attorno ai modi e ai limiti entro cui produciamo i concetti e ci rappresentiamo le cose a partire da problemi, domande, dubbi, ambivalenze di un’epoca come la nostra dove, attraverso finestre, ci affacciamo su un mondo fatto della materia virtuale dei nostri sogni.</p>
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		<title>All&#8217;inizio era la favola</title>
		<link>https://test.guerini.it/prodotto/allinizio-era-la-favola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mv]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«All’inizio era la favola»: con questa formula Valéry presenta il nucleo fantastico delle narrazioni mitiche. E proprio la genesi del mito, tema fondamentale nella sua opera, viene qui seguita in un inedito percorso polifonico attraverso la varietà dei generi letterari. Se, nella <em>Piccola lettera sui miti</em>, mito è il fantasma dell’amore nella sua intensità e brevità, nell’<em>Uomo e la conchiglia</em> è il racconto delle emozioni di un intelletto che descrive l’infinita varietà di una conchiglia: elogio dell’ordine e della fantasia misteriosamente unite nella creazione della natura e dell’arte. Elogio che prosegue in <em>Su Eureka</em> dove il commento a un saggio di E.A. Poe diviene canto delle origini, mistero della favola come principio di invenzione.».</p>
<p><em>Elio Franzini</em></p>
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		<title>Il pensiero dei sensi</title>
		<link>https://test.guerini.it/prodotto/il-pensiero-dei-sensi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mv]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Noi pensiamo e agiamo sempre all’interno di atmosfere e di tonalità emotive. Non importa quanto consapevolmente. Prima ancora di vivere in spazi misurabili, viviamo infatti immersi in sentimenti effusi nello spazio, dei quali, per quanto solo vagamente descrivibili, sentiamo talvolta con certezza la presenza e spesso anche l’autorità. Sentiamo, più precisamente, che le atmosfere intonano potentemente e in modo specifico la nostra esistenza, che in certi casi addirittura ci aggrediscono, fino a contagiare profondamente il nostro modo di vivere, tanto che solo entro certi limiti possiamo loro resistere, tentando magari di riprogettarle o quanto meno di pianicarne l’effetto.<br />
Per quanto le atmosfere siano un argomento tipicamente transdisciplinare (architettura, sociologia, antropologia, psicopatologia, geografia antropica, arte ecc.) e, in quanto quasi-cose, un tema ontologicamente eversivo, a interessarsene dev’essere anzitutto l’estetica. Ma un’estetica che non si accontenti più (come negli ultimi due secoli) di essere una teoria dell’arte e del giudizio critico su oggetti speciali come le opere d’arte, e ritorni alla sua definizione originaria di «teoria della conoscenza sensibile e corporea», non può che essere un’estetica patica: una riflessione filosofica, cioè, su che cosa significhi esporsi a quanto (soprattutto di inatteso) ci accade di provare.<br />
Alla luce del paradigma atmosferologico l’uomo è ancora un soggetto, ma la sua maturità non sta più nel saper essere soggetto di qualcosa, bensì nel saper essere soggetto a qualcosa. E per questo egli deve imparare come essere con «competenza» all’altezza dei sentimenti atmosferici che il mondo gli offre.</p>
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		<title>Logica e immagine del mondo</title>
		<link>https://test.guerini.it/prodotto/logica-e-immagine-del-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mv]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 19:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da qualche anno ormai <em>Della certezza</em> (Über Gewißheit/On Certainty) di Ludwig Wittgenstein è al centro dell’interesse non solo degli interpreti wittgensteiniani, ma anche di epistemologi, filosofi del linguaggio, studiosi di pragmatica e filosofi in genere. Allo stesso modo è diventato cosa comune tra alcuni studiosi parlare, sulle orme di Avrum Stroll e Danièle Moyal-Sharrock, di <em>Della certezza </em>come del terzo capolavoro di Wittgenstein, da aggiungere al <em>Tractatus logico-philosophicus</em> e alle<em>Ricerche losoche</em>. Il libro di Luigi Perissinotto, che qui viene ristampato con una nuova prefazione e che risale al 1991, è stato in Italia, ma non solo, uno dei primi studi complessivi su <em>Della certezza</em> e uno dei primissimi tentativi di studiarne il ruolo nel contesto dell’intera opera di Wittgenstein, anche al fine di stabilire il contributo che essa può dare ai grandi temi filosofici del dubbio e della certezza, della credenza e della conoscenza, dello scetticismo e del fondazionalismo. Nonostante gli anni trascorsi, il libro resta un utile commentario e un’importante introduzione, ancora in grado di dialogare con la più recente e aggiornata letteratura, a queste tarde e suggestive annotazioni dell’ultimo Wittgenstein.</p>
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