Anna Pellegrino

Macchine come fate

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Le esposizioni universali sono state uno dei principali canali di diffusione dei valori della cultura industriale nell’Ottocento. Questo libro analizza le testimonianze degli operai italiani inviati in visita alle esposizioni, attraverso i rapporti scritti che redigevano a fine viaggio, per verificare come il messaggio industrialista fosse recepito. Le macchine appaiono ora “fate” benefiche, ora “mostruosi meccanismi”; emerge infine un quadro di adesione che permette di conoscere meglio le culture del lavoro della Seconda rivoluzione industriale.

Gli operai italiani alle esposizioni universali (1851-1911)
Collana: Ripensare il ‘900
ISBN: 9788862503327
Pagine: 238

“Luoghi di pellegrinaggio al feticcio merce” secondo Benjamin; “stupide” secondo Marx ed Engels; soggetti di un vero e proprio “delirio del XIX secolo” secondo Flaubert, le esposizioni universali si possono considerare uno dei principali canali di diffusione e di pubblicizzazione dei valori della cultura industriale nell’Ottocento. Si basavano su un gigantesco fenomeno di mobilitazione di uomini e di risorse, che si estendeva in una rete fittissima di esposizioni nazionali, locali, settoriali, su scala mondiale, e culminava in queste grandi occasioni di incontro a cui affluiva già un pubblico di massa. Alla Esposizione di Parigi, nel 1900, si contarono più di 50 milioni di ingressi a pagamento. Veicolavano un messaggio legato ai valori dell’industria e del progresso scientifico e tecnologico che toccava tutti gli strati della popolazione, anche il pubblico dei lavoratori e degli operai, contribuendo a sopirne le iniziali tendenze antindustrialiste e le resistenze all’introduzione delle macchine e delle nuove tecnologie.
In questo libro si analizzano le testimonianze degli operai italiani inviati in visita alle grandi esposizioni universali, attraverso i rapporti scritti che redigevano alla fine del loro viaggio, per verificare come il messaggio industrialista delle esposizioni fosse recepito. Le macchine appaiono volta a volta, nelle parole degli operai, come “fate” benefiche o come “mostruosi meccanismi”; emerge alla fine un quadro di adesione, ma critica e avvertita, che ci permette di conoscere meglio le culture del lavoro nel periodo della Seconda rivoluzione industriale.


Anna Pellegrino, attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Padova, è dottore di ricerca dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha svolto lunghi soggiorni di ricerca all’estero, conseguendo il DEA in Histoire et civilisation presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Dal 2008 è chercheur associé al Centre d’Histoire des Techniques et de l’Environnement du Conservatoire National des Arts et Métiers (CDHTE-CNAM — Paris). Si è interessata di storia delle culture del lavoro, dedicandosi all’evoluzione dell’artigianato nel periodo della Seconda rivoluzione industriale, e in seguito alle grandi esposizioni universali del XIX e dell’inizio del XX secolo. Tra le sue pubblicazioni: Operai intellettuali. Lavoro Tecnologia e progresso all’Esposizione di Milano (1906), Manduria, Lacaita, 2008.

Titolo Macchine come fate
Sottotitolo Gli operai italiani alle esposizioni universali (1851-1911)
Autore Anna Pellegrino
Edizione Guerini e Associati
Collana Ripensare il ‘900
Pagine 238
ISBN 9788862503327